Programma Scientifico / 6 Luglio / Sessioni parallele 16:00 - 17:30

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Einsamkeit, Achtsamkeit, ‘Ichsamkeit’. Eine sokratische Perspektive / Solitudine, consapevolezza, presenza dell'io. Una prospettiva socratica

Prof. Salvatore LAVECCHIA

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Salvatore LAVECCHIA

Salvatore Lavecchia (1971) ist Professor für Antike Philosophieund Dozent innerhalb des Masters “Meditazione e Neuroscienze Cognitive” an der Universität von Udine (I). Er veröffentlichteeinige Monographien zu Platon (Una via che conduce al divino. La homoiôsis theôi nella filosofia di Platone, Milano 2006; Oltre l'Uno ed i Molti. Bene ed Essere nella filosofia di Platone, Milano 2010; Generare la luce del bene. Incontrare veramente Platone, Bergamo 2015). Neueste Buchpublikation: Ichsamkeit. Verdichtungen (Kassel 2018). Forschungsschwerpunkte: Lichtmetaphysik, antike Ästhetik, Philosophie des Selbst, das sokratische Gespräch und seine Präsenz in Coaching und Counselling.


Salvatore Lavecchia (1971) è professore associato di Filosofia antica e docente presso il Master "Meditazione e Neuroscienze Cognitive" dell'Università di Udine (I). Ha pubblicato diverse monografie su Plato (Una via che conduce al divino. La homoiôsis theôi nella filosofia di Platone, Milano 2006; Oltre l'Uno ed i Molti. Bene ed Essere nella filosofia di Platone, Milano 2010; Incontrare veramente Platone, Bergamo 2015). Pubblicazione di libri più recente: Ichsamkeit. Verdichtungen (Kassel 2018). Principali interessi di ricerca: metafisica della luce, estetica antica, filosofia del sé, il dialogo socratico e la sua presenza all'interno delle attività di coaching e counseling.


Salvatore Lavecchia (1971) is associate professor for Ancient Philosophy and teacher within the Master “Meditazione e Neuroscienze Cognitive” at the University of Udine (I). He published several monographies on Plato (Una via che conduce al divino. La homoiôsis theôi nella filosofia di Platone, Milano 2006; Oltre l'Uno ed i Molti. Bene ed Essere nella filosofia di Platone, Milano 2010; Generare la luce del bene. Incontrare veramente Platone, Bergamo 2015). Most recent book publication: Ichsamkeit. Verdichtungen (Kassel 2018). Main research interests: metaphysics of light, ancient aesthetics, philosophy of the self, the Socratic dialogue and its presence within coaching and counselling.  

Abstract

Einsamkeit, Achtsamkeit, ‘Ichsamkeit’. Eine sokratische Perspektive

Durch seineGesprächskunst will Sokrates zur Ausweglosigkeit führen: Der mit ihm sprechende Mensch bleibt, nach der Zerstörung aller vorgefassten, routinemäßigen Gewissheiten, allein mit sich selbst, underlebt somit eine radikale Einsamkeit. Diese Erfahrung soll die Fähigkeit entwickeln, eine generative Achtsamkeit für authentisch Neues zu gebären, das nicht von irgendwelcher vergangenen Erfahrung ableitbar wäre. Dieses Neue ist wiederum nicht mit einem abstrakten Inhalt zu identifizieren, sondern besteht vor allem in einer neuen Geburt des eigenen Selbst, durch die der Mensch sich als geistiges Selbstentdeckt und manifestiert, das die somatische und psychische Selbstheit transzendiert. Deshalb wird das Wirken des Sokrates von Platonals eine Hebammenkunst charakterisiert (Platon, Theaitetos 148e-151c), die die Seele zur Entdeckung der eigenen geistigen Wahrheit führt. Um die eigene Hebammenkunst zu üben, muss jedoch auch Sokrates Einsamkeit erleben: Um anderenbei der Geburt zu verhelfen, muss er sich nämlich frei und leer von jedem Wissen, von jeder schon gewonnenen Gewissheitmachen, damit der andere Mensch die Wahrheit des eigenen Selbst ausgehend von sich selbst gebären kann. In dieser Perspektive erweist sich die Erfahrung der Einsamkeit somit als notwendige Voraussetzung für jede Erfahrung authentischer Generativität. Die Qualität, die, durch radikale Einsamkeit gewonnen, aus der Geburt der eigenen geistigen Selbst entsteht, möchte ich als ‘Ichsamkeit’ bezeichnen. Die Beziehung zum geistigen Selbst wird durch sie nämlich in das Ich vollkommen integriert, so dass jede Spaltung zwischen Subjektivität und Objektivität, Individualität und Gemeinschaft überwunden wird.


Solitudine, consapevolezza, presenza dell'io. Una prospettiva socratica

Attraverso la sua arte del dialogo Socrate intende condurre a un vicolo cieco: dopo aver demolito tutte le certezza precostituite e di routine, la persona che discute con lui rimane sola con se stessa, vivendo una solitudine radicale. L'esperienza suddetta svilupperà la capacità di produrre una consapevolezza generativa in relazione a qualcosa di autenticamente nuovo, la cui novità non è deducibile da alcuna esperienza o evento passato. A sua volta, la novità qui intesa non può essere identificata con un contenuto astratto; al contrario, consiste prima di tutto in una nuova nascita del proprio sé, attraverso la quale l'essere umano si scopre e si manifesta come un sé spirituale che trascende ogni sé somatico e psicologico. Per questo motivo il lavoro di Socrate è definito da Platone come maieutica (Platone, Teeteto 148e-151c) che conduce l'anima alla scoperta della propria autenticità spirituale. Tuttavia, per operare attraverso la maieutica, anche Socrate deve sperimentare la solitudine: per aiutare altre persone a generare, egli deve diventare libero e vuoto rispetto a tutte le conoscenze e certezze già acquisite, in modo che l'altra persona possa essere in grado di dare alla luce l'autenticità del proprio sé. In questa prospettiva l'esperienza della solitudine si rivela come presupposto necessario per ogni esperienza di autentica generatività. La qualità che emerge dalla nascita del proprio sé spirituale potrebbe essere designata come "presenza dell'io". Attraverso questa qualità, la relazione con il sé spirituale diventa cioè completamente integrata nell'Io, in modo che ogni separazione tra soggettività e oggettività, individualità e comunità sia trascesa.


Loneliness, awareness, ‘I-ness’. A Socratic perspective

Through his art of dialogue Socrates intends to lead to a dead end: after demolition of all preconceived and routine certainty, the person discussing with him remains alone with her-/himself, experiencing a radical loneliness. The aforesaid experience shall develop the capability of producing a generative awareness with respect to something authentically new, whose newness is undeducible from any past experience or event. In turn, the here intended newness cannot be identified with an abstract content; on the contrary, it consists first of all in a new birth of the own self, through which the human being doscovers and manifests her-/himself as a spiritual self transcending any somatic and psychological selfness. For this reason Socrates’ work is characterized by Plato as a midwifery (Plato, Theaetetus 148e-151c) that leads the soul to the discovery of the own spiritual authenticity. However, in order to operate through his midwifery, also Socrates has to experience loneliness: for helping other persons to give birth, he has namely to become free and void with respect to all already obtained knowledge and certainty, so that the other person can be able to give birth to the authenticity of the own self. In this perspective the experience of loneliness does reveal itself as necessary presupposition for any experience of authentic generativity. The quality which emerges from the birth of the own spiritual self could be designated as ‘I-ness’. Through that quality the relation to the spiritual self becomes namely thoroughly integrated into the ‘I’, so that any separation between subjectivity and objectivity, individuality and community is transcended.